Perché capire e sentire non coincidono con ascoltarsi davvero
L’arte dell’ascolto interiore come competenza che si coltiva nel tempo
Ci sono momenti in cui sai con precisione cosa ti sta accadendo: riconosci l’origine di una difficoltà, vedi i meccanismi che si attivano, intuisci persino cosa potrebbe aiutarti a stare meglio. Eppure, dentro, qualcosa resta in sospeso: il disagio non si scioglie, la chiarezza non arriva fino in fondo, la sensazione di distanza da te stessa rimane.
Succede molto più spesso di quanto pensiamo.
Quando qualcosa non funziona, molte persone iniziano da lì: dal capire. Si pongono domande, cercano spiegazioni, ricostruiscono cause, collegano eventi, tentano di dare un senso a ciò che sentono. È un passaggio importante e, in molti casi, necessario.
Il punto è che questo movimento viene spesso scambiato per ascolto di se.
Si pensa di ascoltarsi perché si è compreso molto. Si pensa di essere in contatto con se perché si è riuscite a spiegare ciò che accade. Si pensa che la chiarezza arrivi dal sapere perché.
Accade anche un altro equivoco, più sottile e molto diffuso: si associa l’ascolto al semplice sentire. Si è convinte di ascoltarsi perché si percepiscono emozioni, sensazioni, stati interiori intensi, continui, a volte travolgenti, ma sentire tutto non equivale automaticamente ad ascoltarsi.
Il sentire può restare un flusso indistinto, privo di direzione e di contenimento. Può accumularsi, sovrapporsi, confondersi, senza trasformarsi in comprensione profonda o in orientamento reale.
In realtà, capire, sentire e ascoltarsi abitano piani diversi dell’esperienza interiore, anche se spesso vengono sovrapposti. Ed è proprio questa sovrapposizione che rende l’ascolto così difficile, anche per chi è abituata al “lavoro su di se”.
Dare un nome a questi passaggi aiuta a comprendere perché, a volte, pur sentendo molto e capendo tanto, l’ascolto resta difficile.
Capire, sentire, ascoltare: tre livelli diversi
Capire è un’attività della mente che serve a dare senso, a collegare cause ed effetti, a mettere ordine, a darci spiegazioni. È una funzione preziosa, anche nel lavoro interiore, e per molte persone rappresenta la prima forma di contatto con se.
Sentire, invece, è un’esperienza percettiva: è il contatto diretto con ciò che accade nel corpo, nelle emozioni, nelle immagini interiori. Sentire porta informazioni: segnali vivi che si muovono nella psiche e nel corpo.
Molte persone oscillano tra questi due poli: da una parte cercano di capire tutto, dall’altra si trovano sommerse da ciò che sentono. In entrambi i casi, qualcosa resta in sospeso, perché ascoltarsi è un’altra cosa ancora.
Ascoltarsi come relazione
Ascoltarsi significa creare una relazione con ciò che emerge dentro di noi. Una relazione che non ha fretta di spiegare e che resta presente anche quando il sentire è intenso.
Ascoltarsi è creare uno spazio che permette di distinguere, di dare tempo, di riconoscere cosa chiede attenzione e cosa ha bisogno di contenimento, cosa emerge e in che modo si muove dentro di te. È una qualità di presenza che facilita il processo e lo accoglie.
Molte dinamiche interiori non chiedono una soluzione immediata né una risposta perfetta. Chiedono presenza, continuità e una relazione nel tempo. Ciò che si muove dentro di noi raramente si trasforma attraverso un singolo atto di comprensione. Si trasforma quando trova in noi stessi un contatto affidabile, ripetuto, riconoscibile.
La presenza permette di restare con ciò che emerge, la continuità crea fiducia e la relazione nel tempo consente alle parti interiori di mostrarsi gradualmente, seguendo il proprio ritmo.
Quando questo spazio viene coltivato, ciò che inizialmente appare confuso inizia a organizzarsi. Il sentire trova un luogo, un ritmo, una direzione possibile. Quando questo spazio manca, anche le spiegazioni più lucide faticano a produrre un cambiamento reale.
L’ascolto come competenza che si coltiva
Ascoltarsi coinvolge il corpo, le immagini interiori, le sensazioni sottili, i movimenti che precedono le parole. È un processo che chiede presenza, spazio e tempo.
L’ascolto non è una qualità che si attiva una volta per tutte, si costruisce attraverso la pratica e la continuità. Si affina nel modo in cui restiamo con ciò che emerge, nel ritmo che sappiamo dare all’esperienza, nella disponibilità a tornare più volte nello stesso punto senza forzarlo.
Quando l’ascolto è presente, il lavoro interiore cambia qualità: diventa più affidabile, più coerente, più efficace. Il capire mantiene il suo ruolo, il sentire continua a portare informazioni preziose. L’ascolto crea lo spazio in cui queste dimensioni possono dialogare con chiarezza, senza sovrapporsi e senza confondersi.
In questo spazio, ciò che emerge trova un ordine naturale e un ritmo sostenibile, permettendo al processo interiore di svilupparsi con continuità.
Il SoulCollage® come linguaggio dell’ascolto
Strumenti come il SoulCollage® sostengono questo passaggio di consapevolezza, offrendo un linguaggio che rende l’ascolto praticabile e incarnato.
Nel lavoro con le immagini, il sentire trova una relazione viva che lo accoglie, gli concede tempo e presenza, e permette all’esperienza interiore di farsi sentire nel proprio ritmo.
Le immagini parlano con il loro ritmo, chiedono presenza, attenzione, disponibilità a restare. Nel dialogo con le carte si impara un ascolto che crea spazio, che accompagna ciò che emerge, che permette alle parti interiori di mostrarsi senza essere tradotte o anticipate.
Questo tipo di ascolto educa a una qualità di relazione: profonda, rispettosa, affidabile, capace di sostenere nel tempo. In questo spazio, il comprendere trova il suo posto naturale. Arriva quando è maturo, con maggiore chiarezza, e apre a scelte e azioni più coerenti con ciò che è vivo dentro.
La Via dell’Ascolto come primo passo nel mio mondo
Quando l’ascolto diventa uno spazio che si coltiva nel tempo, come accade nella Via dell’Ascolto, il “lavoro interiore” cambia profondamente la sua qualità, diventa un prendersi cura di se reale. Diventa una relazione stabile con sé, un luogo in cui stare, un terreno affidabile su cui camminare.
La Via dell’Ascolto nasce da questa esigenza: imparare a distinguere, a fare spazio, a stare in contatto con ciò che emerge. Per questo rappresenta la porta di accesso al mio ecosistema: crea le condizioni perché ogni altro strumento – dal SoulCollage® al lavoro archetipico, all’immaginazione attiva alla ritualità – possa agire in modo più profondo, sostenibile e rispettoso.
Quando l’ascolto è presente, il bisogno di aggiustarsi continuamente si allenta. Si sviluppa una capacità nuova di stare con ciò che c’è, di accogliere la propria esperienza, di riconoscersi nei propri movimenti interiori. In questo modo, l’ascolto diventa una competenza che accompagna la vita e le scelte quotidiane, portando maggiore presenza, chiarezza e fiducia.
E da qui nasce la domanda che resta aperta, come invito e come soglia: e tu, sai ascoltarti davvero?
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Raccontami come vivi l’ascolto di te.
Con Amore
Laura
